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Nataša Kramberger, Niente di nero in vista

Nataša Kramberger, Niente di nero in vista
gennaio 30, 2017 Redazione
niente di nero in vista

(estratto di N. Kramberger, Niente di nero in vista, Mimesis Edizioni 2016, pp. 61-64)

Un botto da paura scosse il portone dell’ingresso, ooooooh nooooo, prendila, tienila, muoviti, bum. Il tonfo la fece correre in corridoio in gonna, camicetta e pullover a V, con il pane e la marmella- ta, quindi aprì la porta e uscì sulle scale, cosa c’è, cosa c’è, cosa c’è? Sulle scale uno sfacelo, il turco del piano di sopra stava rinnovando l’appartamento e tre giovanotti stavano giusto trasportando un’enorme vasca da bagno color sabbia. Cioè. Questo succedeva un at- timo prima.

Al momento due di loro se la sganascia- vano come due dementi, uno sulle scale un po’ più in alto di lei, un altro ancora più su, mentre un terzo era finito ruzzoloni disteso – Oooooo, nooooo, nooooo! – nella vasca che aveva preso il volo giù per le scale con lui dentro, slittando giù, giù per la rampa, la vasca da bagno color sabbia rivolta all’insù e dentro il turco che strillava, oooooo, noooo, noooo. I due mentecatti ridevano a crepapelle, prendevano fiato contorcendosi sulle scale, la vasca era slittata giù, giù, giù fino a incastrarsi nella curva del pianerottolo, dove si era bloccata urtan- do contro la parete con un fracasso che uno non si immagina, il muro si era sfondato e crepato, i calci- nacci erano volati per aria in tutte le direzioni, sulla vasca, sulle scale, sul turco, auuuuuah, auuuuuah, nooooo, lei strabuzzò gli occhi sui due piedi che sbucavano dalla vasca ormai immobile, squadrò allibita i due pazzoidi rossi come pomodori dal tanto ridere, fissò le scale rigate dalla vasca e, sentendo un calo di zuccheri, diede un morso al pane e marmellata.
– Oh. Oh. Oh!
I due turchi di sopra.
– Auah. Auah. Auah!
Il turco di sotto.
– Ehi, ehi, ehi!
Lei nel mezzo.
Poi silenzio.
Un attimo.
Finché il poverino di sotto non cacciò un urlo così convulso da far vibrare la vasca e dall’eco che attraversò le scale serpeggiò un brivido nelle ossa. – Oooooo!
I due di sopra si riebbero per metà, uno passandole davanti si precipitò giù verso la vasca e ne tirò fuori il malcapitato. Una volta liberato, questi si rimise in piedi e si contò le dita, strizzò gli occhi tre volte, forte e a lungo, per vedere se era morto o cosa. Era giovane e moro, aveva i capelli sparati e gli occhi fuori dalle orbite. Quando annuì rassicurante con il capo, gli schioccò l’osso del collo e il silenzio s’interruppe; all’improvviso scoppiò a ridere di gu- sto prima lui e poi tutti e tre come indemoniati, i due sotto e il terzo sopra di lei, come ammattiti, tutti interi, tutti scombinati, tutti fuori di testa, lei li guardava con il suo pane e marmellata in mano, piangevano dal ridere, si davano pacche sulle ginocchia, sulla pancia, battevano sul muro, tutto a po- sto, niente in ordine, hai visto che buco, in tre siamo troppo pochi, la vasca pesa come il mondo intero.
– Yassuf, vai su, dì al sultano che senza il suo aiuto demoliremo il condominio.
Quello più in alto, Yassuf, si ricompose appena voltò le spalle e salì leggiadro al piano superiore. I due accanto alla vasca si voltarono verso di lei, qua- si si fossero appena accorti della sua presenza. Lei scese le scale in un’alluvione di calcinacci che erano stati una parete.
– Chi è il sultano?
Il pane e marmellata era finito e sentì la mancanza di zuccheri in bocca.
– Nostro zio. Buono a nulla! Sono tre giorni che se ne sta barricato sul divano e noi qui a sgroppare per lui come muli. I due si misero a sedere sui gradini e le offrirono una sigaretta, io Ziya, lui Azmi, tu Jana, piacere: – Hai l’aria stanca. Con i soli calzini addosso, quando si spostò dal- la vasca ai gradini sentì freddo alle piante dei piedi. Fossi in voi non fumerei sulle scale, stanca? Ma vaaa, che dici, ieri sera ho solo scarpinato per mezzo Regno d’Olanda, stavo giusto facendo colazione: – Se non basta, ho ricevuto una convocazione dalla polizia e non so che fare. Ma è vietato fumare sulle scale? E da quando? Accesero le Marlboro rosse d’importazione alba- nesi. – Ahiahi. Una convocazione. Droghe? Alcool? Per- messo di soggiorno? – Minaccia alla pubblica sicurezza… Ah… E il per- messo di soggiorno. Uno dei frammenti staccatisi dal muro le si era conficcato nel tallone, maledetto, chi me l’ha chiesto di camminare scalza sulle macerie… – Ah, così, terrorismo internazionale!, commentarono i due ridendo con o chiuse e r dure: – Avanti, racconta. Come sei riuscita a staccare la corrente in tutta Europa? – Sfottete sì, voi due, ma la convocazione non è mica uno scherzo, se non altro perché non ho idea di cosa si tratti. Si estrasse dal tallone la scheggia di cemento appuntita che le aveva trapassato il calzino. – Ha, ha, non farti tanti problemi. Lo sanno loro. Tanto il popolo viene sempre a saperlo quando è troppo tardi. Drin, drin, messaggio della protezione civile, il mattino dopo, un mattino di ritardo, dato che parliamo di avvisi, anche noi abbiamo ricevuto quel sms dell’interruzione elettrica solo adesso, da poco insomma, comunque troppo tardi: – Quando l’intera nazione è in pericolo, c’è sempre qualche non allineato, pardon, non informato… Ziya si spense il mozzicone sul gradino: – Eppoi ogni operazione di salvataggio che si rispetti ha i suoi danni collaterali!