Mimesis eLit
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Un breve estratto da «Roulette»

Un breve estratto da «Roulette»
agosto 11, 2017 redazione
Lada Žigo, Roulette, Mimesis eLit 2016.

Offriamo un breve estratto da Roulette di Lada Žigo (Mimesis Edizioni, 2016) scelto per i lettori dalla traduttrice Elisa Copetti.

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Il protagonista, Ante, veterano della guerra dei Balcani degli anni Novanta, sta vagando per Zagabria, silenziosa metropoli mitteleuropea, quando, tutto ad un tratto, viene accecato dal rosso di una sala slot in lontananza. Resistere a quella tentazione è impossibile, soprattutto se quel colore rievoca in lui i terribili ricordi della guerra passata. Ecco che nel gioco dei colori rosso e nero, gli unici che riesce a vedere, la guerra, la vita e il gioco si intersecano tra loro, provocando in lui un turbamento senza fine.

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In lontananza intravide le luci della sala slot, le luci bizzarre della vita lo trasportavano e le belle sirene lo insediavano ancora una volta. «Vieni, Ante, come in and win!». Fuggiva con il pensiero delle cascate di miele che scendevano sai muri degli edifici zagabresi senza finestre dove, in mezzo al purgatorio, si offriva l’ingresso al dolce paradiso.
Aprì bruscamente la porta e avanzò come un soldato.
Fu accecato dal rosso. Rimase in piedi a guardare, immobile come una statuina. Il rosso delle pareti, il rosso della grande roulette elettronica: era il rosso seducente del diavolo che aveva lo stesso aspetto di quell’uomo che il maggiore aveva mandato nel paese di Smilcici a ordinagli: «Ammazzali, ammazzali, dal primo all’ultimo!». Guardava, i pensieri lo aggredirono di nuovo e il rosso gli colava addosso come sangue. In una casa aveva ucciso cinque civili innocenti, li aveva fatti metter in fila accanto al camino, due vecchi, la madre, il padre una bambina che in braccio stringeva una bambola, il sangue era schizzato sui muri e sul pavimento, e la bambola era rimasta a terra insanguinata, morta; allora per ani aveva sognato sogni rossi, divampava di calore, la mansarda si infiammava, di rosso fuoco, a quel punto pensava soltanto al nero, alla propria morte, per scacciare dai pensieri tutto quel colore. Viveva continuamente tra il nero e il rosso, senza altri colori. Disturbo post-traumatico da stress. Rosso è il sangue, nera la morte. La roulette. È rossa e nera, come la guerra, solo che qui non si perde la vita, ma l’esistenza, e anche la vita allora appesa di nuovo a un filo. La somma di tutti i numeri sulla roulette è 666. Il numero di Satana. Aveva combattuto in guerra, aveva puntato sul rosso e sul nero, sul sangue e sulla morte, e poi aveva capito di essere stato tradito, che il capitalismo non conosce confini, che tutti si erano riuniti per ballare il kolo ancora una volta, aveva capito che la vita è una ruota e lui soltanto uno schizzo su di essa. Non stava più da una parte o dall’altra, perché la ruota nulla tutte le direzioni, tutti i punti di riferimento.
Era rimasto intrappolato. Senza dritto e rovescio della medaglia, senza un centro di gravità. Era un dado. E niente più.

(pp. 23-24)

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